Lettori fissi

martedì 15 maggio 2012

eurolandia e la grecia

il mio babbione, alias Livio, mi ha dato il permesso di pubblicare i suoi articoli di politica estera sul blog.
sulla questione della grecia ho capito poco, quasi niente, i suoi articoli mi hanno aiutata moltissimo, ora mi sento padrona della materia :)

copio ed incollo due articoli, uno esce domani, l'altro è di qualche giorno fa.
penso che proprio in questo periodo, siano cose che dovrebbero interessare tutte, fate voi.
sicuramente non avete il diritto di copiare pezzi e riportarli sul vostro blog, sono strettamente coperti da copyright.



"Da qualunque parte la si guardi, la situazione greca uscita dalle elezioni di domenica scorsa è estremamente allarmante per  Eurolandia.  Samaras, il leader di Nuova democrazia che ha ottenuto più voti (e il relativo premio di maggioranza)  ha dovuto rinunciare dopo poche ore al tentativo di formare un governo che portasse avanti la politica di austerità imposta dalla “troika” – Unione Europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale - venuta in soccorso del Paese con 170 miliardi di dollari. In base alla legge, martedì la palla è passata ad Alexis Tsipras, capo della Syriza, la formazione di estrema sinistra  arrivata seconda, il quale ha un programma diametralmente opposto: denuncia degli impegni assunti con la comunità internazionale e reintegrazione degli stipendi e delle pensioni tagliati su richiesta dei creditori: “Il verdetto popolare” ha sentenziato” annulla queste misure.  Per fortuna dell’Europa e del suo Paese, neppure lui è stato in grado di mettere insieme una maggioranza nel Parlamento di 300 membri entro il termine previsto. E’ toccato allora al terzo arrivato, il socialista ex ministro delle Finanze Venizelos – cioè l’uomo che aveva negoziato e firmato gli accordi oggi rimessi in discussione - il quale ha lanciato un appello per la costituzione di un “governo di unità nazionale comprendente tutte le forze che vogliono mantenere la Grecia nella UE e nell’Euro” e ha ottenuto qualche progresso rispetto agli altri. Sia Samaras, sia il leader di Sinistra democratica Kouvelis, gli hanno detto di sì, raggiungendo così in teoria una esigua maggioranza parlamentare, ma entrambi hanno posto la condizione che anche Syriza sia della partita. Per Tsipras, tuttavia, il boccone appare un po’ troppo indigesto: accettando, rinnegherebbe non solo quanto ha detto tre giorni fa, ma tradirebbe anche i suoi elettori. Ieri, ha ammorbidito un po’ le sue posizioni, ma non abbastanza per consentire la formazione di una “grande coalizione”. Le previsioni sono, perciò, che tra domenica e lunedì, il presidente della Repubblica Papoulias convocherà i rappresentanti di tutti i partiti per  un ultimo appello al loro senso di responsabilità. Se anche questo passo estremo non avesse esito, nominerebbe un governo di transizione e indirebbe  nuove elezioni tra un mese. La speranza è che l’elettorato, rendendosi conto del pericolo, trasferisca un po’ di consensi dai partiti estremisti che pretendono di stravolgere gli accordi raggiunti a quelli centristi che intendono, sia pure con qualche nuovo distinguo, a tenervi fede. Il pericolo è che invece la gente, esasperata per quello  che molti considerano il ricatto della Germania (la cancelliera Merkel è stata perfino equiparata a Hitler), dia ancora più forza ai radicali di sinistra e di destra e renda il Paese definitivamente ingovernabile.

Un mese di vuoto politico, inoltre, potrebbe riuscire fatale. Gli altri Paesi, Germania in testa, e la stessa Commissione UE stanno infatti perdendo la pazienza con una Grecia che reagisce al più costoso salvataggio della storia premiando i partiti che pretendono di rinegoziare tutto, a cominciare dal taglio di bilancio di 15 miliardi di dollari atteso entro giugno. Il ministro dell’Economia tedesco Schaeuble ha dichiarato che “nessuno obbliga i greci a rimanere nell’Unione, ma non si può essere membri di un club se non se ne rispettano le regole”; e per buona misura ieri ha aggiunto che Eurolandia è perfettamente in grado di far fronte a una fuoruscita della Grecia.

Questa durissima presa di posizione ha un duplice obbiettivo: da un lato, premere su Atene perché ritorni alla ragione, dall’altra preparare il resto dell’Europa all’eventualità di una crisi. Ma che cosa accadrebbe se di fronte al caos politico la troika sospendesse gli aiuti? Già in maggio Atene potrebbe trovarsi nell’impossibilità di onorare i suoi impegni e a luglio non avrebbe più neppure i soldi per pagare stipendi e pensioni: salvo colpi di scena, il default e una svalutazione selvaggia prima di tornare alla dracma diventerebbero inevitabili. Checché ne dica Schaeuble, una soluzione del genere  non mancherebbe di avere ripercussioni nel resto dell’Europa: i capitali si affetterebbero a fuggire dagli altri Paesi considerati a rischio, cominciando da Portogallo e Irlanda, continuando con la Spagna e forse – se non si metterà in opera una qualche forma di scudo protettivo - anche con l’Italia. Molte banche fallirebbero e l’intera costruzione dell’Euro potrebbe crollare.

I greci hanno senza dubbio colpe gravissime, in primo luogo quella di avere truccato per anni i propri conti pubblici. Tuttavia, il loro caso ha anche contribuito ad alimentare la tesi che una politica di eccessivo rigore, in una situazione economica già compromessa, può fare precipitare un Paese in una recessione brutale da cui riuscirà poi quasi impossibile riprendersi. Ad Atene, almeno in questa prima fase, è successo proprio questo: le misure draconiane imposte dalla troika hanno fatto calare il PIL di oltre cinque punti, spinto la disoccupazione oltre la soglia del 20% e spinto un quarto della popolazione sotto la soglia di povertà. L’esasperazione popolare  ha prodotto prima violenti disordini di piazza, poi favorito il successo degli estremisti alle elezioni. Se vogliamo, proprio da Atene è arrivata la prima spinta ad integrare le misure di austerità con altre che facilitino la crescita.

Qualcuno ipotizza perciò che, anche sotto la spinta del nuovo presidente francese, la troika consenta a un prolungamento dei termini per il pareggio di bilancio. Queste voci sono alimentate dai primi segnali di ammorbidimento delle posizioni tedesche. Un compromesso servirebbe a rimandare la crisi, ma creerebbe anche un precedente pericolosissimo, che potrebbe contagiare tutti gli altri Paesi in difficoltà.

Siamo, una volta di più, a un confronto basato sulla politica del rischio calcolato, con la speranza che la corda non si spezzi. Il primo passo è che i greci si rendono conto che, fuori dall’Europa, li attenderebbe un quinquennio di miseria nera, il secondo è che i tedeschi annacquino un po’ il loro rigore dopo le cruciali elezioni di domani in Renania-Westfalia. Come dice l’economista tedesco Dullien, “possibile, ma non probabile”
Livio Caputo

ecco Livio:




l'articolo che esce domani:



"Saranno gli elettori, il prossimo 17 giugno, a decidere se la Grecia rimarrà nella moneta unica o tornerà alla dracma e – di riflesso – se l’Eurozona dovrà affrontare la più drammatica crisi della sua storia . Il definitivo fallimento del tentativo di formare un governo di solidarietà nazionale che accettasse i tagli imposti al Paese dai suoi creditori ha costretto il presidente della Repubblica ad affidarsi a un governo di tecnici e ritornare alle urne. Ora le ipotesi sono due: 1) L’elettorato conferisce,come prevedono i sondaggi, la maggioranza assoluta a una coalizione di sinistra capeggiata da Syriza, che si rifiuta di cedere al “ricatto tedesco (la Merkel è stata perfino paragonata a Hitler) e vuole cancellare, o almeno rivedere a proprio vantaggio, gli accordi firmati a febbraio per ottenere un aiuto di 130 miliardi di Euro e - in parallelo - azzerare i tagli alle pensioni e agli stipendi che hanno causato grande disagio sociale. A questo punto, la troika che ha organizzato il salvataggio – Unione Europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale – potrebbe sospendere il versamento dei sussidi e costringere il nuovo governo greco a uscire dall’Euro e proclamare il default. La posta in gioco, tuttavia, è talmente alta per entrambe le parti che ci sarà quasi certamente un ultimo tentativo di arrivare a un compromesso. Il leader di Syriza Tsipras,  primo ministro in pectore, dovrà tenere conto che la maggioranza dei greci, pur rifiutando le misure di austerità, vuole in realtà restare nell’Euro e che una fuoruscita dall’Unione monetaria comporterebbe una svalutazione selvaggia (si parla del 50-60%), la distruzione del risparmio e almeno cinque anni di miseria nera. La troika, dal canto suo, dovrà valutare se all’Europa conviene accettare la revisione degli accordi pretesa da Atene o affrontare una perdita secca valutata a quasi 500 miliardi di Euro e tutte le incognite di una operazione senza precedenti, a cominciare da una fuga di capitali dagli altri Paesi in difficoltà . C’è addirittura chi sostiene che, in base ai trattati, la Grecia non potrebbe tornare alla dracma senza uscire dall’Unione Europea. Nella sua scommessa, Tsipras conta sull’aiuto del vento antirigorista che ha cominciato a spirare in Europa; ma la Germania, pur essendo un po’ più aperta di prima alle esigenze della crescita, sembra decisa a opporsi a concessioni di sostanza per timore che l’esempio possa essere preso a modello da altri Paesi. Comunque, è probabile che lo spazio per un negoziato aumenti con la paura.
2) Gli elettori, rendendosi conto del pericolo che la sinistra porti il Paese alla bancarotta, trasferiscono un po’ di consensi dai partiti estremisti che pretendono di stravolgere gli accordi raggiunti a quelli centristi che intendono, sia pure con qualche nuovo distinguo, a tenervi fede. In questo caso Nuova Democrazia, il Pasok e Sinistra democratica potrebbero formare quel “governo della continuità” risultato impossibile con il Parlamento emerso dalle urne il 6 maggio, la troika continuerebbe i suoi versamenti e i mercati dovrebbero, almeno in teoria, calmarsi. Questa svolta verso la ragionevolezza potrebbe essere favorita dalla notizia – del tutto inattesa – che nel primo trimestre del 2012 l’economia greca, che dal 2009 era regredita del 25% spingendo la disoccupazione oltre il 20%, è tornata modestamente a crescere.
Una cosa è certa: mai elezioni greche saranno seguite con tanta attenzione in un’Europa, che – tanto per cambiare – si è già divisa in due fazioni. Da un lato, i Paesi rigoristi convinti che l’uscita di Atene dalla moneta unica sarebbe gestibile e comunque da preferirsi a una agonia prolungata inevitabile nel caso in cui i greci non tenessero fede agli accordi. Dall’altro, leader prudenti come il presidente di Ecofin Juncker e i Paesi più esposti alle ripercussioni di un default greco, perché i mercati potrebbero convincersi che un Euro depositato nelle loro banche vale meno di uno parcheggiato nelle banche tedesche (o di qualche altro Paese con la tripla A). Nel tentativo di evitare la rottura, finiranno col giocare al poliziotto cattivo e al poliziotto buono".
Livio Caputo

questa invece è la foto che ho fatto l'altro giorno sul lago di como ad un personaggio che Livio definisce la mia collega:


guardate com'è carina!!!!!!!!!!!!
è un'anatroccola femmina, i maschi hanno le penne scure e sono arroganti come gli umani.
stavo tirando i pezzettini di pane e livo ha detto: "guarda come corrono, sanno che c'è una loro collega".
ho cominicato a ridere che non ce la facevo + :)
abbiamo una cosa che ci unisce: il senso dello humour.
meno male, è così importante.
poi altre cose che non vi interessano.

beh quindi, sono sicura che non leggerete nemmeno le prime dieci righe del suo primo articolo. posso dire, da parte mia, che oggi non si possono non conoscere queste cose, riguardano veramente e direttamente noi, cosa succederà se la grecia esce dall'euro.
personalmente sono molto preoccupata.

e penso un'altra cosa: avendo l'occasione di postare gli articoli di uno dei  + importanti esperti di politica estera del mondo, sia un'occasione da non perdere.

un abbraccio
Franci la copiona


















9 commenti:

  1. Che magnifica sorpresa!
    Leggo spesso gli articoli di Livio Caputo sul "Il Giornale", ma non mi era mai successo di poterli leggere in anteprima, poterlo fare questa sera è stato un grande onore.
    Mi sento emozionata come quando ricevi un regalo inatteso.
    Apprezzo molto il suo linguaggio chiaro, diretto, senza tanti giri di parole. Lo stimo molto come giornalista e mi fa piacere sapere che possiede uno spiccato senso di humour, qualità che ai più è quasi sconosciuta.

    Personalmente sono molto preoccupata per questa crisi che ha colpito la zona euro, e che sembra non trovare fine.
    Mi spaventa il futuro, vorrei aver fiducia ma spesso gli avvenimenti la fanno venir meno, con un po' di ansia seguirò gli sviluppi in Grecia e mi auguro che presto arrivi un segnale di svolta.

    Cara Franci che dire di più, se non che continuerò a leggere gli articoli di Livio Caputo con un briciolo di ammirazione in più!!!

    Un caro abbraccio
    Rita

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  2. Letto tutto d'un fiato! e mi aggiungo a quanto detto da Rita..linguaggio fluido e chiaro! Grazie Livio perche' mi aiuti a capire le cose.
    ti mando un bacio anche perche' se fai felice la mia Franci fai felice anche me!
    ciao!

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  3. se vi fa piacere, posterò altre cose riguardanti la crisi europea.
    Rita: l'articolo di oggi non esce sul giornale ma su altri giornali di provincia.
    un abbraccio
    Franci

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    1. Che importa su quale quotidiano è stato pubblicato l'articolo, l'emozione e la soddisfazione per averlo letto in anteprima è stata impagabile.
      Un grazie speciale ad entrambi.
      Rita

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  4. Letto e riletto, chiaro ed esauriente anche per me che solitamente evito la politica. Siamo veramente in una situazione tragica. Buona l'idea di illuminarci ulteriormente, siamo tutti preoccupati, ma pochi conoscono le cause che ci hanno portato a questi punti.
    Grazie a Livio e grazie a te, siete due grandi!!!!

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  5. Kok, sono riuscita a leggere fino a 11 righe!!! un record
    per gli articoli di giornale.
    Preso fiato, e riletto il resto.
    meno male che esiste ancora che scrive facendo capire a tutti quello che scrive.
    se+ hai postato la foto vuol dere che volevi qualche parere.......e' Ok ma deve tagliarsi i capelli.
    lo sguardo che ha sembra dica: "ecco questa e' la Kak che ha detto un'altra cazzata" ahahahahahahhh
    un bacio Ale

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  6. Grazie Francesca per aver condiviso con noi questi articoli,ma grazie soprattutto a chi li ha scritti,sì la situazione è molto preoccupante e non ti nascondo che spesso mi dò dell'intelligente...perchè????Quando fu introdottol'Euro avevo dei grossi dubbi perchè si realizzava una confederazione di Stati che mantenevano inalterate le loro strutture politiche senza creare n qualcosa di veramente "unico" tra loro....si voleva copiare,in un certo senso, la confederazione americana,ma con molte manchevolezze....oggi quei miei dubbi si sono tramutati in realtà...ecco perchè mi dò della intelligente!!!!!Bellissima la ochetta....
    Bacio
    Bru

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  7. Kak: i capelli glieli ho tagliati sabato, preferisco farlo io piuttosto che vada da un tosacani che lo rasa, soprattutto gli toglie tutti quelli sul collo.

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  8. ti quoto totalmente Bru.
    prima cambiano la valuta e poi, forse, penseranno al resto.
    senza contare che con il cambio lira/euro ci siamo trovati con metà soldi: un euro è subito stato uguale a 1.000 lire.
    puzzava da inc..... da mille miglia.

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